In Sardegna quindici ristoranti invitano i genitori a riporre il cellulare per riconquistare la cena in famiglia. L’iniziativa, nata da un’idea della garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Sardegna Anna Cau, ex magistrata minorile, in collaborazione con Fipe Confcommercio Sardegna, si chiama “A tavola senza schermi” e partirà il 1° novembre per un mese.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i quindici ristoranti sardi aderenti invitano le famiglie a un “patto di disconnessione volontario”, proponendo a genitori e figli di riporre i telefoni durante il pasto. A chi accetta, i locali offrono il Kit del Ritrovo, contenente giochi differenziati per fascia d’età da utilizzare in attesa delle portate.
«L’iniziativa ha una doppia funzione: da una parte richiamare l’attenzione sull’abuso dei dispositivi elettronici nei momenti dedicati alla socialità, dall’altra informare le famiglie sui rischi di un uso scorretto delle tecnologie digitali da parte dei minori», spiega Cau.
La prospettiva è diversa rispetto al passato: il problema non è più solo il fastidio del cellulare a tavola, ma la consapevolezza dei disagi e dei disturbi legati all’abuso di connessione, soprattutto nei più giovani. Non si tratta più di un vezzo da ristoratore esigente, ma di una consapevolezza sociale più ampia, che guarda alla salute mentale e alla qualità delle relazioni.
Negli ultimi dieci anni, la questione è diventata sempre più rilevante. Secondo una ricerca condotta dall’Istituto Piepoli, il 95% degli adolescenti italiani usa regolarmente lo smartphone e il 25% mostra segnali di utilizzo problematico. L’87% dei genitori di preadolescenti dichiara di aver bisogno di maggiori informazioni sulla gestione del digitale con i figli.
In altri Paesi si stanno promulgando anche leggi: in Francia è vietato l’uso del cellulare a scuola fino ai 14 anni e in alcuni stati americani si stanno introducendo leggi per vietare i social network ai minori di 18 anni. In Italia si parla ancora poco di questi temi, ma la Sardegna sta facendo qualcosa di concreto.
Non è la prima volta che un ristorante si inventa qualcosa di simile. L’Osteria di Rubbiara nel modenese aveva una cassettiera per i telefoni già negli anni ‘90, prima dell’era degli smartphone. Nel 2016 l’Eataly di Torino aveva la Black Phone Box, una scatola dove riporre il cellulare durante la cena con premi per chi resisteva. Nel 2012 l’Eva Restaurant di Los Angeles offriva uno sconto del 5% a chi lasciava il telefono all’ingresso.
Questa volta però il focus è sui bambini e sulle famiglie.